
Come si legge l’etichetta di un olio extravergine
Sette righe che dicono quasi tutto, e dove guardare per ognuna.
Foto di Xavier von Erlach su Unsplash
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L’etichetta di un olio extravergine è scritta per legge: il regolamento europeo 2022/2104 dice cosa ci deve essere e cosa si può aggiungere, e a quali condizioni. Sapere dove guardare vuol dire capire in trenta secondi da dove viene quello che compri.
1. La categoria
Sotto il nome deve esserci una frase precisa: «olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici». È quella che distingue l’extravergine dalle altre categorie. Se leggi «olio di oliva» e basta, o «composto di oli di oliva raffinati e oli di oliva vergini», è un altro prodotto.
2. L’origine
È obbligatoria, ed è la riga più importante. L’origine è il posto dove le olive sono state raccolte e dove sta il frantoio che ha fatto l’olio.
- Se raccolta e frantoio sono nello stesso paese, trovi il paese: per esempio «Italia» o «olio italiano».
- Se sono in due paesi diversi, la legge chiede di scriverlo così: «olio extra vergine di oliva ottenuto in un paese da olive raccolte in un altro».
- Le miscele si scrivono per quello che sono: «miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea», «non originari dell’Unione europea», oppure tutte e due.
Una miscela non è un olio cattivo per forza. Ma se cerchi un olio di un posto preciso, è qui che lo scopri.
3. La campagna di raccolta
In Italia, per l’olio italiano venduto in Italia, è obbligatoria (legge 9 del 2013). Si scrive con due anni, perché la raccolta sta a cavallo dell’anno: «campagna di raccolta 2025/2026». Se è indicato anche il mese, è quello della molitura.
È la riga che dice quanto è giovane l’olio. Un extravergine dà il meglio nei mesi dopo la raccolta, e perde profumo col tempo.
4. «Estratto a freddo» e «prima spremitura a freddo»
Sono diciture facoltative, e hanno un significato preciso: l’olio è stato ottenuto sotto i 27 °C. «Prima spremitura a freddo» vale solo per i frantoi a presse tradizionali; «estratto a freddo» per quelli a centrifuga, che oggi sono la maggior parte.
5. L’acidità
Per l’extravergine il limite di legge è 0,8%. Sull’etichetta però l’acidità si può scrivere solo insieme ad altri tre valori: i perossidi, le cere e l’assorbimento nell’ultravioletto. Un «acidità 0,2%» scritto da solo, in grande, non è permesso.
L’acidità bassa è una buona notizia, ma non basta: un extravergine è tale anche perché un gruppo di assaggiatori non ci trova difetti e ci sente il fruttato dell’oliva.
6. Termine minimo, lotto, conservazione
- «Da consumarsi preferibilmente entro»: lo decide chi imbottiglia. Non è una scadenza di sicurezza, è la data fino a cui l’olio mantiene le sue caratteristiche se conservato bene.
- Il lotto, preceduto da «L»: identifica le bottiglie riempite insieme. Serve se qualcosa va storto.
- «Al riparo dalla luce e dal calore»: la legge chiede di scrivere come si conserva. Come si fa davvero lo spieghiamo in un’altra guida.
7. Chi l’ha fatto
L’etichetta deve dire chi è responsabile del prodotto, con il suo indirizzo. Spesso è chi imbottiglia, che non sempre è chi ha coltivato le olive.
Su Orterra
Ogni olio su Orterra ha un lotto con la sua pagina pubblica: il comune delle olive, gli ettari e le piante dichiarati, quanto olio è stato prodotto e quanto ne resta. Il codice del lotto è scritto sulla scheda del prodotto: l’etichetta la leggi prima di comprare, e il conto lo controlli quando vuoi.
Fonti: regolamento delegato (UE) 2022/2104, articoli 6, 8, 10 e 11 e allegato I; legge 14 gennaio 2013 n. 9, art. 7; Camera di commercio di Torino, «Guida pratica all’etichettatura dell’olio d’oliva», 3ª edizione (2023).